Lucis Trust / La Scuola Arcana / Meditazione / Introduzione alla Meditazione  

Introduzione alla Meditazione

(I brani seguenti contengono estratti adattati dai libri di Alice A. Bailey: Dall’intelletto all’intuizione e
La luce dell’anima)

A. Pensieri Introduttivi

(I brani seguenti contengono estratti adattati dai libri di Alice A. Bailey: Dall’intelletto all’intuizione e La luce dell’anima).

L’attuale diffuso interesse per la meditazione è indice di un’esigenza mondiale che va compresa chiaramente. Quando notiamo una tendenza generale verso una determinata direzione, che rimanga ferma e costante, dobbiamo arguire che emergerà ciò che occorre al progresso della razza umana.

E’ vero, purtroppo, che la meditazione viene considerata, da coloro che si accontentano di definizioni superficiali, una “forma di preghiera”. E’ tuttavia possibile dimostrare che, nella retta comprensione del processo meditativo e nel suo retto adattamento ai bisogni della civiltà moderna, si troverà la soluzione del presente problema educativo, nonché il modo di accertare l’esistenza dell’anima, cioè di quel quid vivente che in mancanza di un termine migliore chiamiamo Anima.

Nel corso dei secoli c’è stato un costante progresso della coscienza umana evolventesi, un continuo aumento di consapevolezza della natura, del mondo in cui l’uomo vive, una comprensione sempre maggiore del Tutto, e ora il mondo è completamente connesso dalla radio, dal telefono, dalla televisione. L’uomo è onnipresente e questo miracolo lo si deve soprattutto alla mente.

Siamo giunti a comprendere le leggi che governano il mondo naturale e alcune di quelle che regolano il mondo psichico. Rimangono da scoprire e utilizzare scientificamente quelle del regno che vien detto spirituale. Qualcuno le ha conosciute e ne ha parlato all’umanità… Fra i pochi che emergono quali eminenti Conoscitori sono il Budhha, il Cristo, Platone, Aristotele, Pitagora, il Maestro Eckhart, Jacob Boehme, Spinoza e tanti altri.

Ora stiamo cominciando a chiederci con insistenza se non è possibile che molte migliaia di uomini siano giunti attualmente a coordinare cervello, mente e anima, e a varcare quindi la soglia della consapevolezza mentale per entrare nel regno della luce, della percezione intuitiva e del mondo delle cause. I Conoscitori affermano che ciò è possibile e ne indicano il modo.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 180-81 ed. ingl.)

B. Alcune Domande Pertinenti

Quali sono gli obiettivi della meditazione?

Il proposito della meditazione è il contatto con l’anima e, alla fine, l’unione con l’anima; l’intero scopo della meditazione è di mettere l’uomo in grado di divenire nella manifestazione esterna ciò che è nella realtà interiore. Attraverso la pratica della meditazione egli è in grado di identificarsi con l’aspetto anima e non soltanto con le caratteristiche della personalità.

Mediante la meditazione,… si sviluppano i poteri dell’anima. Ogni corpo o veicolo per mezzo del quale l’anima si esprime (sui livelli mentale, emotivo e fisico) porta latenti in sé certi poteri innati, ma l’anima, che ne è la sorgente, li possiede nella loro forma più pura e sublime…

I poteri dell’anima si sviluppano in modo normale e naturale. Ciò avviene non perché si desideri svilupparli coscientemente, ma perché, quando il Dio interiore assume il controllo e domina i Suoi corpi, i Suoi poteri si manifestano sul piano fisico e le facoltà latenti si manifestano come realtà conosciute…

… Gli assunti della meditazione sono elevatissimi e corroborati dalla testimonianza dei mistici e degli iniziati di ogni tempo. Il fatto che altri siano riusciti può darci coraggio e suscitare il nostro interesse, ma nient’altro, fino a che noi stessi non ci metteremo decisamente all’opera; poiché questo processo per lo sviluppo della coscienza raziocinante deve essere autoiniziato e autoapplicato.

Ciò implica lo sviluppo della mente come senso di sintesi, o senso comune, e ne dispone l’impiego in relazione al mondo dell’esistenza terrena, delle emozioni e del pensiero. Implica inoltre di orientarla a volontà verso il mondo dell’anima e la propria facoltà di agire da intermediaria fra l’anima e il cervello fisico.

Il primo scopo si raggiunge e si determina con metodi adatti di educazione e di preparazione exoterici; il secondo è reso possibile dalla meditazione, forma superiore del processo educativo.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 83-87 ed. ingl.)

Può chiunque lo desideri trarre profitto e utilizzare le tecniche di meditazione?

… Si dovrebbe tener presente fin dall’inizio che l’impulso stesso che spinge ad agire in questo senso indica il richiamo dell’anima verso il Sentiero della Conoscenza. Nessuno si scoraggi se scopre in sé la mancanza di alcuni requisiti essenziali. La maggior parte di noi è più evoluta, più saggia e più dotata di quanto non pensi. Tutti possono cominciare subito a concentrarsi, se lo vogliono.

Possediamo ampie conoscenze, potere mentale e capacità che non sono mai state tratte dal regno del subconscio per essere usate in modo oggettivo; chiunque abbia osservato l’effetto della meditazione su un principiante potrà confermare questa affermazione…

I risultati del primo passo nella disciplina della meditazione, cioè nella concentrazione, sono a volte sorprendenti. Molti scoprono se stessi; trovano capacità nascoste e una comprensione mai utilizzata prima; sviluppano una consapevolezza, anche del mondo fenomenico, che appare loro miracolosa; constatano improvvisamente la realtà della mente e la possibilità di servirsene, e la distinzione fra il conoscitore e lo strumento di conoscenza appare loro di un’evidenza lampante.

Nello stesso tempo, però, sentono che viene a mancare qualcosa. I sogni precedenti di beatitudine e pace, che la preghiera e la meditazione mistica avevano comportato, scompaiono; temporaneamente, essi sperimentano un senso di aridità, di mancanza, di vuoto, che è spesso molto penoso. Ciò è dovuto al fatto che il centro dell’attenzione si è allontanato dalle cose dei sensi, per quanto belle.

Ciò che la mente conosce e può ricordare non è ancora percepito, e l’apparato senziente non s’impone alla coscienza nel modo abituale. E’ un periodo di transizione, che occorre sopportare fino a che il nuovo mondo non cominci ad imprimersi sull’aspirante. Questa è una delle ragioni per cui occorrono grande costanza e perseveranza, specialmente negli stadi preliminari della meditazione.

Uno dei primi effetti del lavoro di meditazione è di solito un aumento di efficienza nella vita quotidiana, sia che questa si svolga in casa, in un ufficio o in un qualsiasi campo dell’attività umana. L’applicazione mentale alle ordinarie occupazioni è già di per se stessa un esercizio di concentrazione dai risultati notevoli. Che attraverso la pratica della meditazione e della concentrazione si raggiunga o meno l’illuminazione finale, si sarà sempre acquisito molto e notevolmente arricchito la vita; la produttività e il potere saranno di gran lunga maggiori e la sfera d’influenza più vasta.

… Chiunque non sia soltanto un emotivo, abbia una buona educazione e intenda lavorare con perseveranza, potrà con buona determinazione accingersi allo studio della meditazione. Potrà cominciare con l’organizzare la propria vita, in modo da poter muovere i primi passi sul sentiero dell’illuminazione, e questa organizzazione è già di per sé uno dei passi più difficili. E’ bene ricordare che ogni inizio è difficile, poiché si devono compensare abitudini e ritmi instaurati da molti anni. Ma una volta fatto questo, il lavoro diventa più facile.

In sintesi, quindi,… la risposta alla nostra domanda può essere espressa nel modo che segue.

Primo. Noi accettiamo l’ipotesi che esista un’anima e che questa possa essere conosciuta dall’uomo che educhi e controlli la sua mente.

Secondo. Sulla base di tale ipotesi cominciamo a coordinare i tre aspetti della natura inferiore e ad unificare mente, emozioni e corpo fisico in un Tutto organizzato e unitario. Otteniamo questo praticando la concentrazione.

Terzo. Appena la concentrazione sfocia nella meditazione (che è una concentrazione prolungata), si comincia ad avvertire l’imposizione della volontà dell’anima sulla mente. A poco a poco, anima, mente e cervello entrano in rapporto sempre più stretto. Dapprima la mente domina il cervello e la natura emozionale. Poi l’anima domina la mente. Il primo stadio si raggiunge con la concentrazione, il secondo con la meditazione.

Da questa sequenza di attività l’attento osservatore si renderà conto che si tratta di compiere un vero e proprio lavoro e che la qualità fondamentale necessaria è la perseveranza… L’organizzazione della vita di pensiero sempre e ovunque e, in secondo luogo, la pratica della concentrazione esercitata con regolarità, ogni giorno, a un’ora fissa se possibile, stabiliscono un’attitudine alla concentrazione e conducono al successo.

(Ibidem, pag. 199-206 ed. ingl.))

E’ necessario ritirarsi in solitudine per evocare l’anima?

La maggior parte di noi vive in mezzo a condizioni in cui la pace e la quiete complete sono davvero impossibili; e la soluzione nel mondo odierno risiede nella giusta comprensione del nostro problema e del privilegio che è nostro nel dimostrare un nuovo aspetto di antiche verità.

Come occidentali, apparteniamo ad una razza più giovane. Nell’antichissimo Oriente i pochi avventurosi pionieri cercarono l’isolamento, accertarono per noi le opportunità e custodirono le regole. Tennero al sicuro la tecnica fino al tempo in cui gli uomini fossero stati pronti ad avanzare numerosi, e non solo ad uno ad un uno.

Quel tempo è venuto. Nella tensione… della vita moderna… uomini e donne in ogni luogo possono trovare il centro di pace entro se stessi, e lo trovano, e possono penetrare in quello stato di concentrazione positiva e silente che permette loro di raggiungere la stessa meta, acquisire la stessa conoscenza e immergersi nella stessa Luce cui le grandi Figure del genere umano hanno reso testimonianza.

Il luogo isolato dove ritrarsi l’uomo lo trova in se stesso; il luogo di silenzio dove si entra in contatto con la vita dell’anima è quel punto entro la testa in cui anima e corpo s’incontrano… L’uomo che si esercita sufficientemente nella concentrazione, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo si trovi, può ritirare il proprio pensiero in un centro che è in lui, e in quel centro entro la testa procede la grande opera di unificazione.

(Ibidem
, pag. 208-10 ed. ingl.)

La vera concentrazione nasce da una vita intensa retta dal pensiero, e per l’aspirante il primo passo è di cominciare ad organizzare la sua vita quotidiana, regolare le sue attività e divenire focalizzato e concentrato in un solo punto pur continuando la sua esistenza. Ciò è possibile a tutti coloro che sono disposti a compiere lo sforzo necessario e possono proseguirlo con perseveranza…

Quando siamo capaci di riorganizzare e mettere ordine nella nostra vita, dimostriamo il nostro valore e la forza del nostro desiderio… Quindi, l’uomo che si concentra non trascura nessuno dei suoi doveri. Quelli verso la famiglia e gli amici, verso il lavoro e la professione saranno svolti in modo più perfetto ed efficiente…

(Ibidem, pag. 207 ed. ingl.)

C. I Meccanismi del Processo Meditativo

Le ipotesi sulle quali poggeranno le nuove teorie delineate possono essere espresse nel modo che segue.

Primo. Il centro di energia tramite il quale l’anima agisce è nel cervello superiore. Durante la meditazione, se questa è efficace, l’energia dell’anima fluisce nel cervello e produce precisi effetti sul sistema nervoso. Se invece la mente non è dominata e la natura emotiva ha il predominio (come nel caso del vero mistico), l’effetto viene registrato soprattutto nell’apparato senziente, gli stati emotivi dell’essere.

Quando la mente è il fattore dominante, l’apparato pensante, nel cervello superiore, è spinto ad una attività organizzata. Chi medita acquisisce una nuova capacità di pensare in modo chiaro e potente…

Secondo. La regione del corpo pituitario è la sede delle facoltà inferiori, quando siano coordinate, come è il caso dell’essere umano più evoluto. Là esse sono coordinate e sintetizzate e, secondo quanto affermato da certe scuole di psicologia e di endocrinologia degne di stima, si trovano le emozioni e gli aspetti più concreti della mente (derivanti dalle abitudini del genere umano e da istinti ereditari, e che pertanto non richiedono l’uso della mente creativa o superiore)…

Terzo. Quando la personalità - la totalità degli stati fisici, emotivi e mentali - è di ordine elevato, il corpo pituitario funziona con efficienza accresciuta e la vibrazione del centro di energia che si trova nelle sue vicinanze diviene assai potente. Si deve osservare che, stando a questa teoria, quando la personalità è invece di ordine inferiore, quando le reazioni sono principalmente istintuali e la mente è praticamente inerte, il centro di energia è allora in vicinanza del plesso solare, e l’uomo è di natura più animale.

Quarto. Il centro nella regione della ghiandola pineale e il cervello superiore sono posti in attività quando si impara a focalizzare l’attenzione cosciente nella testa…

I vari canali di percezione sensoriale entrano in uno stato di quiete. La coscienza dell’uomo reale non si volge più all’esterno servendosi dei suoi cinque canali di contatto. I cinque sensi sono dominati dal sesto, la mente, e tutta la coscienza e la facoltà percettiva dell’aspirante vengono sintetizzate nella testa, volte all’interno e verso l’alto. La natura psichica ne viene soggiogata e il piano mentale diventa il campo di azione dell’uomo. Questo processo di ritiro o di astrazione si suddivide in stadi:

  1. Astrazione della coscienza fisica, ossia della percezione tramite l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’olfatto. Queste modalità di percezione temporaneamente si assopiscono, la percezione è semplicemente mentale e la coscienza cerebrale è l’unica cosa attiva sul piano fisico;
  2. Ritiro della coscienza nella regione della ghiandola pineale, in modo che la percezione sia accentrata in un punto fra il centro della fronte e la ghiandola pineale.

Quinto. Quando ciò sia compiuto, e l’aspirante acquisisca la facoltà di focalizzarsi nella testa, il risultato dell’astrazione è il seguente:

I cinque sensi vengono sintetizzati dal sesto, la mente. Questa è il fattore coordinante. In seguito si comprenderà che l’anima svolge una funzione analoga. La triplice personalità viene così posta in diretta comunicazione con l’anima, e… a poco a poco chi medita finisce per perdere la coscienza delle limitazioni della natura corporea, e il cervello può essere direttamente impressionato dall’anima tramite la mente. La coscienza cerebrale è tenuta in stato di attesa positiva e tutte le sue reazioni al mondo fenomenico sono completamente, anche se temporaneamente, inibite.

Sesto. La personalità intellettuale di ordine elevato, con il centro di attenzione focalizzato nella regione del corpo pituitario, comincia a vibrare all’unisono con il centro superiore nella regione della ghiandola pineale. Si origina allora un campo magnetico tra l’aspetto positivo dell’anima e la personalità in attesa, resa ricettiva dall’attenzione focalizzata. Allora, ci vien detto, la luce irrompe, ed ecco l’uomo illuminato e l’apparire della luce nella testa.

Tutto questo è il risultato di una vita disciplinata e della focalizzazione della coscienza nella testa. Ciò è a sua volta ottenuto con lo sforzo di vivere concentrati nella vita quotidiana e anche mediante precisi esercizi di concentrazione. A questi segue la pratica della meditazione e, dopo molto tempo, la capacità di contemplare.

Quanto precede è un breve riassunto della meccanica del processo che è necessariamente succinto e incompleto. Sono tuttavia idee da accettare in via sperimentale prima di potersi accostare in modo intelligente alla meditazione…

Formulata e temporaneamente accettata la nostra ipotesi, procediamo nel lavoro fino a quando essa non si dimostri errata o la nostra attenzione non se ne distolga. Un’ipotesi non è necessariamente falsa se non si dimostra vera entro un limite di tempo da noi stabilito. Spesso la ricerca in questo campo di conoscenza viene abbandonata perché manca la necessaria perseveranza, oppure perché l’interesse si volge altrove.

Noi siamo invece decisi a proseguire le nostre indagini, dando alle tecniche e alle formule antiche il tempo necessario per dimostrarsi vere. Cominciamo dunque aderendo al primo requisito e cercando di vivere con un atteggiamento mentale più concentrato e praticando ogni giorno la meditazione e la concentrazione.

Se siamo principianti, o possediamo una mente disorganizzata, fluida, mutevole e instabile, iniziamo a praticare la concentrazione. Se siamo intellettuali esperti o abbiamo quella facilità a fissare l’attenzione propria degli uomini d’affari, dovremo solo riorientare la mente verso un nuovo campo di consapevolezza e iniziare la meditazione vera e propria. E’ facile insegnare la meditazione ad un uomo che svolga mansioni direttive e desideri impararla.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 211-16 ed. ingl.)

D. Alcuni Suggerimenti Preliminari

Trovare il Tempo

Si consiglia di riservare ogni giorno un certo tempo per questo particolare lavoro. All’inizio, quindici minuti sono più che sufficienti. Siamo sinceri con noi stessi e vediamo le cose per quel che sono. La scusa “non ho tempo” è davvero sciocca e denota soltanto mancanza di interesse. Se qualcuno dice di non poter trovare quindici minuti fra i millequattrocentoquaranta che compongono la giornata, non è forse giusto affermare che ciò che veramente gli manca è l’interesse?

Prima di tutto, cercheremo di trovare il tempo per meditare la mattina presto. Questo è il momento più adatto perché, dopo aver partecipato agli avvenimenti giornalieri e agli scambi alterni della vita, la mente è in uno stato di vibrazione violenta; non è così se la meditazione viene effettuata come prima cosa al mattino. La mente è allora relativamente calma e può essere sintonizzata rapidamente con gli stati superiori di coscienza.

Inoltre, se cominciamo la giornata concentrando l’attenzione sugli aspetti spirituali e sulle attività dell’anima, vivremo quel giorno in modo diverso. Se questa diventerà un’abitudine, noteremo ben presto un mutamento nelle nostre reazioni agli eventi della vita, e che stiamo cominciando a formulare i pensieri che l’anima pensa. Inizia così il processo operante di una legge, poiché “come un uomo pensa, tale egli è”.

Trovare un Luogo per Meditare

Cercheremo poi un luogo veramente tranquillo. Dicendo tranquillo non intendo riferirmi ad assenza di rumori, in quanto il mondo è pieno di suoni, intendo libero da intrusioni e interruzioni da parte altrui.

Gli aspiranti alla meditazione parlano spesso degli ostacoli creati da familiari e amici. Nella maggioranza dei casi la colpa è proprio dell’aspirante. Si parla troppo. Il modo in cui utilizziamo quei quindici minuti ogni mattina riguarda soltanto noi, e non c’è alcun bisogno di parlarne in famiglia, o di pretendere che gli altri stiano tranquilli perché noi vogliamo meditare.

Se non ci è possibile trovare un momento per la meditazione mattutina a causa degli impegni familiari, cerchiamo di trovare del tempo più tardi. C’è sempre un modo per superare le difficoltà, quando ci si impegna veramente, un modo che non implichi inadempienza di qualche obbligo o dovere. Come ultima risorsa è sempre possibile alzarsi quindici minuti prima la mattina.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 216-18 ed. ingl.)

E. La Pratica della Meditazione

Posizione

Risolto il problema del tempo e del luogo, sediamoci comodamente e cominciamo a meditare. Qui sorge la domanda: come dobbiamo sedere? La posizione migliore è quella a gambe incrociate, in ginocchio, seduti, o in piedi? La migliore è sempre quella più semplice e naturale.

La posizione a gambe incrociate è stata, ed è tuttora, molto usata in oriente, e molti libri sono stati scritti su questo soggetto. Alcune di queste posizioni sono connesse con il sistema nervoso e con la struttura interiore di quei canali sottili che gli Indù chiamano “nadi”, che sottostanno al sistema nervoso riconosciuto in occidente.

Il lato negativo di queste posizioni consiste nel fatto che inducono due reazioni alquanto indesiderabili: a concentrare la mente sul meccanismo e non sullo scopo del processo; in secondo luogo a provare frequentemente un piacevole senso di superiorità, basato sul tentativo di far qualcosa che la maggioranza non fa e che ci distingue come dei conoscitori in potenza. Ci si interessa al lato formale della meditazione; ci si occupa del non-sé, piuttosto che del Sé.

Scegliamo quindi la posizione che più facilmente ci permetta di dimenticare il corpo fisico. Per gli occidentali è probabilmente lo star seduti; la cosa essenziale è tenere la spina dorsale eretta; stare rilassati (ma non abbandonati), in modo che nessuna parte del corpo sia in stato di tensione, con il mento leggermente reclinato in avanti, in modo da eliminare ogni rigidità nella parte posteriore del collo. La meditazione è un atto interiore, e può essere eseguita con successo solo se il corpo è rilassato, in posizione equilibrata e quindi dimenticato.

Respirazione

Ottenuta una posizione comoda e rilassata, e dopo aver distolto la coscienza dal corpo fisico, rivolgiamo l’attenzione al respiro, per accertarci che sia tranquillo, regolare e ritmico.

A questo punto, vorrei mettere in guardia contro l’uso degli esercizi di respirazione, a meno che non si siano già dedicati anni alla meditazione corretta e alla purificazione dei corpi. Negli antichi insegnamenti orientali, il controllo del respiro era permesso solo dopo che i primi tre “mezzi di unione” (come vengono chiamati) fossero in qualche misura entrati a far parte della vita, e solo seguendo istruzioni appropriate.

La pratica degli esercizi di respirazione non ha nulla a che fare con lo sviluppo spirituale. Tale pratica, che è invece connessa con lo sviluppo psichico, crea molte difficoltà ed è pericolosa. Nei tempi antichi, gli istruttori sceglievano con grande attenzione i soggetti per questo insegnamento ed esso era aggiunto come complemento di una formazione che avesse già indotto un certo grado di contatto con l’anima, in modo che questa potesse dirigere le energie evocate dal respiro verso i suoi obiettivi e a scopo di servizio mondiale.

Ci limiteremo dunque ad accertare che il respiro sia calmo e regolare e ritireremo completamente i pensieri dal corpo per iniziare la concentrazione.

Visualizzazione e Uso Creativo dell’Immaginazione

Il passo successivo nella pratica della meditazione è l’uso dell’immaginazione; ci rappresentiamo il triplice uomo inferiore allineato o in diretta comunicazione con l’anima. E’ possibile farlo in molti modi. Questo è ciò che chiamiamo visualizzazione. Si potrebbe dire che la visualizzazione, l’immaginazione e la volontà siano i tre fattori più importanti in ogni processo creativo. Essi sono le cause soggettive di molti effetti oggettivi.

All’inizio, la visualizzazione è soprattutto una questione di fede sperimentale. Sappiamo che, per mezzo del ragionamento, siamo giunti a capire che dentro e oltre ogni cosa manifesta esiste un Modello Ideale che cerca di manifestarsi sul piano fisico. L’uso della visualizzazione, dell’immaginazione e della volontà fa parte delle attività previste per accelerare il manifestarsi di quell’Ideale.

Quando visualizziamo usiamo la nostra concezione più elevata di quell’ideale, rivestita di qualche tipo di materia, solitamente mentale, non essendo ancora in grado di concepire forme o tipi di sostanza più elevati con cui avvolgere le nostre immagini.

Quando formiamo un’immagine mentale, la sostanza della nostra mente vibra ad una determinata frequenza e attrae a sé un tipo corrispondente di sostanza mentale in cui la mente è immersa. La volontà mantiene l’immagine ferma e le dà vita. Questo processo si attua sia che siamo o no capaci di vederlo con l’occhio della mente. Se non lo vediamo non importa, poiché l’opera creativa procede ugualmente. Forse un giorno sapremo come seguire e attuare coscientemente l’intero processo.

Relativamente a questo lavoro, a volte nella fase iniziale il principiante si rappresenta i tre corpi (i tre aspetti della natura formale) collegati da un corpo splendente di luce, oppure visualizza tre centri di energia vibrante, stimolati da un centro superiore e più potente; altri immaginano l’anima come un triangolo di forza, al quale il triangolo della natura inferiore è collegato dal filo d’argento di cui parla la Bibbia, il sutratma, o filo dell’anima delle Scritture orientali, o la linea di vita di altre scuole di pensiero. Altri ancora preferiscono attenersi al concetto di una personalità unificata, connessa alla Divinità immanente: il Cristo in noi, speranza di gloria.

La scelta dell’immagine da usare ha poca importanza, purché si parta dall’idea basilare del Sé che cerca il contatto con il non-sé, suo strumento nei mondi dell’espressione umana e, viceversa, dal concetto del non-sé spinto a volgersi alla sua sorgente di vita. Ottenuto ciò, possiamo proseguire la meditazione. Il corpo fisico e quello emotivo cadono, a loro volta, sotto la soglia della coscienza, noi ci concentriamo nella mente e tentiamo di piegarla al nostro volere.

Concentrazione

E’ proprio a questo punto che sorge il nostro problema. La mente rifiuta di aderire ai pensieri che vogliamo formulare e si affanna in tutte le direzioni nella sua abituale ricerca di soggetti. Non riusciamo a concentrarci sul pensiero seme e pensiamo a ciò che faremo più tardi, a qualcuno cui dobbiamo parlare, o ad un progetto che ci sta a cuore; cominciamo a pensare a una persona che amiamo e immediatamente ricadiamo nel mondo delle emozioni e dobbiamo ricominciare ogni cosa da capo.

Allora raduniamo i pensieri e ricominciamo di nuovo con buon esito per mezzo minuto, poi ricordiamo un impegno che abbiamo preso o un lavoro che abbiamo dato da fare e ci troviamo nuovamente nel campo delle reazioni mentali dimenticando la linea di pensiero che intendevamo seguire. Ancora una volta raccogliamo le nostre idee sparse e riprendiamo l’opera di domare la mente ribelle. Ma con la pratica diventeremo finalmente capaci di mantenere la concentrazione mentale con un certo grado di efficacia.

Come raggiungere questa condizione? Seguendo una formula o uno schema di meditazione che stabilisca automaticamente un limite invalicabile alla mente e le dica: “puoi andare fin là e non oltre”. Con deliberazione e intento intelligente stabiliamo precisi confini all’attività mentale, in modo che sia possibile accorgerci subito quando li valichiamo. Sappiamo allora di doverci ritirare di nuovo entro i ripari che noi stessi abbiamo costruito.

L’indagatore sincero cercherà di iniziare una forma di meditazione per aiutare lo sviluppo della concentrazione.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 118-27 ed. ingl.)

F. Tecnica di Meditazione

Stadi

  1. Assumere una posizione comoda, che consenta di controllare il fisico.
  2. Accertarsi che il respiro sia ritmico e regolare.
  3. Visualizzare il triplice sé inferiore (fisico, emotivo e mentale):a) in contatto con l’anima;b) come un canale per l’energia dell’anima diretta al cervello tramite la mente. Ora l’apparato fisico può essere controllato dall’anima.
  4. Concentrarsi in modo preciso facendo appello alla volontà. Ciò significa sforzarsi di mantenere la mente fissa su determinate parole, in modo che il loro significato sia ben chiaro nella nostra mente e non solo le parole stesse, o il fatto che stiamo tentando di meditare.
  5. Dire, con attenzione concentrata:“Più radioso del sole, più puro della neve, più sottile dell’etere è il Sé, lo Spirito che è in me. Io sono quel Sé. Quel Sé sono io.”
  6. Concentrarsi quindi sulle parole: “Tu, Dio, mi vedi. Non permettere alla mente di allentare la sua concentrazione sul significato, sul contenuto e sulle implicazioni della frase.”
  7. Concludere il lavoro di concentrazione deliberatamente e dire, di nuovo con la mente concentrata sulle idee che sottostanno alle parole, la seguente affermazione finale:

“Vi è una pace che supera ogni comprensione; essa dimora nel cuore di coloro che vivono nell’Eterno. Vi è un potere che fa nuove tutte le cose; esso vive e opera in coloro che conoscono il Sé come uno.”

Questa è certamente una meditazione per principianti. Essa contiene alcuni punti focali attraverso i quali viene svolto un processo di riunione dei pensieri e usato un metodo di rifocalizzazione.

(Ibidem, pag. 228-29 ed. ingl.)

Di solito occorre attenersi ad uno schema di meditazione per parecchi anni a meno che non si abbia già una certa esperienza e, generalmente, anche chi è giunto allo stadio della contemplazione, prova se stesso usando uno schema, per assicurarsi di non ricadere in uno stato emozionale negativo e quiescente.

(Ibidem, pag. 227 ed. ingl.)

Esistono molti altri schemi di meditazione in grado di produrre gli stessi risultati, e molti altri ancora per studenti più progrediti. Vi sono anche schemi di meditazione studiati per produrre risultati specifici in determinate persone, ma è ovvio che non possono essere inclusi in un libro come questo. Qui è possibile solo suggerire una forma di meditazione che si adatti a chiunque e non presenti pericoli.

In tutte queste meditazioni, tuttavia, ciò che più importa è tenere presente che la mente deve essere mantenuta attivamente occupata con idee e non con lo sforzo di concentrarsi. Dietro ogni parola pronunciata e ogni stadio eseguito, deve esservi la volontà di capire e un’attività mentale concentrata su un solo punto.

Nel sesto stadio, dove si cerca di meditare in modo preciso su una successione di parole che velano una verità, il processo non dovrebbe avere nulla di automatico. E’ abbastanza facile indurre in se stessi uno stato di ipnosi con la ripetizione ritmica di alcune parole. Si dice, infatti, che Tennyson giungesse a un elevato stato di coscienza ripetendo il suo nome. Questo non è il nostro scopo. Le condizioni automatiche di trance sono pericolose.

La via più sicura è quella di un’intensa attività mentale, contenuta entro il campo di idee aperto da un particolare “pensiero seme” oggetto della meditazione. Questa attività esclude ogni pensiero estraneo, tranne quelli suscitati dalle parole prese in considerazione.
Al disorientato principiante, che è scoraggiato dalla sua incapacità di pensare in questo modo, Alice A. Bailey dà il seguente suggerimento: “Immagina di dover tenere una conferenza su queste parole. Pensa di preparare gli appunti da svolgere poi nel discorso. Segui con la mente questo lavoro punto per punto, e scoprirai che saranno passati cinque minuti senza che la tua attenzione abbia divagato, tanto sarà stato il tuo interesse.”

Il metodo sequenziale che abbiamo suggerito offre al neofita una via priva di pericoli. Ne esistono altri che verranno in mente allo studente intelligente. Interi mondi di pensiero sono aperti, dove la mente può spaziare a volontà (notate queste parole) purché siano in rapporto con il pensiero seme e abbiano un sicuro riferimento con l’idea sulla quale cerchiamo di concentrarci. E’ evidente che ognuno seguirà la tendenza della sua mente - artistica, scientifica o filosofica - e questa sarà per lui la linea di minor resistenza.

(Ibidem, pag. 229-32 ed. ingl., adattato)

G. Il Metodo di Meditazione Raja Yoga

(Consigli preliminari per coloro che desiderano esplorare oltre lo stadio iniziale.)

Patanjali compilò insegnamenti che per molti secoli e fino al suo avvento erano stati trasmessi oralmente. Fu il primo a porli per iscritto ad uso degli studiosi, ed è perciò considerato il fondatore della Scuola di Raja Yoga.

La data della nascita di Patanjali non è nota e molto si è discusso al riguardo. I più autorevoli studiosi occidentali ritengono che sia vissuto per lo più fra l’820 e il 300 a.C., per quanto qualcuno lo ritenga posteriore al Cristo. Ma gli Indù, che possiamo supporre alquanto informati, propongono date molto anteriori, persino di 10.000 anni prima del Cristo…

I Sutra Yoga sono l’insegnamento fondamentale della Scuola Trans-Himalayana, cui appartengono molti dei Maestri di Saggezza, e molti studiosi ritengono che gli Esseni, e altre scuole di disciplina mistica e di pensiero, intimamente connessi con il Fondatore del Cristianesimo e con i Suoi primi seguaci, si basassero sullo stesso metodo, e che i loro insegnanti provenissero da quella grande Scuola.

(La Luce dell’Anima, pag. xiii ed. ingl.)

Il primo passo verso questo conseguimento è la concentrazione, cioè la capacità di tenere la mente fissa sull’oggetto prescelto. E’ una delle fasi più difficili della meditazione e implica di riportare la mente senza mai desistere sull’“oggetto” sul quale gli aspiranti hanno scelto di concentrarsi. Gli stadi della concentrazione sono ben distinti e possono essere descritti nel modo seguente:

  1. Scelta dell’“oggetto”;
  2. Ritiro della coscienza mentale dalla periferia del corpo, affinché i mezzi di percezione e contatto (i cinque sensi) si acquietino e la coscienza non tenda all’esterno;
  3. Coscienza concentrata e mantenuta ferma nella testa, nel mezzo della fronte fra i sopraccigli;
  4. Concentrazione della mente e dell’attenzione sull’oggetto prescelto;
  5. Visualizzazione o percezione figurata di esso, e ragionamento logico su di esso;
  6. Estensione dei concetti formulati, dallo specifico e particolare al generale e universale, o cosmico;
  7. Proposito di percepire ciò che sta entro la forma scelta, cioè l’idea che l’ha prodotta.

Questo procedimento eleva gradualmente la coscienza e permette di passare dalla forma alla vita. Tuttavia si parte dalla forma, o dagli “oggetti” su cui concentrarsi, che sono di quattro specie:

  1. Oggetti esterni, come immagini sacre, quadri o forme naturali;
  2. Oggetti interni, come i centri del corpo eterico;
  3. Qualità, come le virtù, con l’intento di risvegliare il desiderio di acquisirle quali parti integranti della vita personale;
  4. Concetti, o idee esprimenti gli ideali che sottostanno a tutte le forme animate. Essi possono avere forma di simboli o parole.

(Ibidem, pag. 243-45 ed. ingl.)

L’aver riconosciuto che alla concentrazione sono necessari “oggetti” ha dato origine al desiderio di immagini, sculture sacre e quadri. Tutti questi oggetti implicano l’uso della mente concreta e questo è il necessario stadio preliminare. E’ una pratica che conduce al dominio della mente, affinché l’aspirante possa servirsene come crede.

Le quattro specie di oggetti menzionati sopra rivolgono gradatamente l’aspirante all’interno di sé e lo rendono capace di trasferire la coscienza dal mondo fisico all’eterico, quindi al mondo del desiderio o delle emozioni e infine a quello mentale delle idee e dei concetti.

Tale procedimento, che si effettua nel cervello, porta l’intero uomo inferiore alla coerente attenzione concentrata, portando alla concentrazione di tutte le facoltà mentali. Allora la mente più non divaga né è instabile e rivolta all’esterno, ma completamente “fissa e attenta”… Questa chiara, calma percezione concentrata su un oggetto, senza che altri oggetti o pensieri turbino la coscienza, è molto difficile da acquisire e, quando può essere mantenuta per soli dodici secondi, si è già attuata la vera concentrazione.

La meditazione non è che lo sviluppo della concentrazione e nasce dalla facilità di “fissare la mente” a volontà, su qualsiasi oggetto specifico. Valgono le stesse leggi e condizioni che regolano la concentrazione, e l’unica diversità tra le due risiede nel tempo.

(Ibidem, pag. 246-47 ed. ingl.)

H. La necessità di Attenzione in Meditazione

L'Energia Segue il Pensiero

La legge fondamentale di ogni lavoro meditativo è quella formulata secoli fa dai veggenti indiani, che “l’energia segue il pensiero”. Dal regno delle idee (o della conoscenza dell’anima) affluisce energia; … filtra a poco a poco nelle dense menti degli uomini e ad essa possiamo far risalire tutti gli attuali movimenti di avanguardia, tutte le organizzazioni a favore del benessere generale, tutti i concetti religiosi e tutta la conoscenza esteriore delle Cause che producono l’oggettività…

Ogni forma, sia che si tratti di una macchina da cucire, di un ordine sociale o di un sistema solare, può essere definita come la materializzazione del pensiero di qualche pensatore o di un gruppo di pensatori. E’ una forma di lavoro creativo… e l’intero processo si è realizzato con un’energia di un tipo o di un altro. Lo studente di meditazione deve quindi ricordare che ha sempre a che fare con energie, e che queste mutevoli energie avranno un preciso effetto sulle energie di cui egli stesso è composto.

E’ evidente, quindi, che l’uomo che impara a meditare deve cercare di fare due cose.

Primo. Deve imparare a “introdurre” nella sua mente e ad interpretare poi in modo corretto ciò che ha visto e percepito, per trasmetterlo quindi accuratamente e con esattezza al cervello, impressionabile e attento.

Secondo. Deve imparare a conoscere la natura delle energie… contattate ed esercitarsi ad usarle in modo giusto. Eccone un esempio pratico conosciuto da tutti. Siamo mossi dall’ira o dall’irritazione. Istintivamente alziamo la voce. Perché? L’energia emotiva ci domina. Imparando a controllare l’energia dell’espressione verbale, cominciamo a dominare quel particolare tipo di energia emotiva.

In questi due concetti, corretta interpretazione e trasmissione e giusto uso dell’energia, si riassume tutta la storia della meditazione. Appare inoltre evidente quale sia il problema dello studente e la ragione per cui ogni saggio istruttore di meditazione insista con i suoi allievi sulla necessità di usare prudenza e di procedere per gradi.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 240-42 ed. ingl.)

La Necessità di Discriminazione

Gli studenti devono imparare a distinguere tra i vari campi di consapevolezza, che possono schiudersi dinanzi a loro con l’accrescersi della loro sensibilità alle impressioni. Esaminiamo in breve alcuni dei fenomeni della mente inferiore, che gli studenti così spesso interpretano erroneamente.

Essi registrano, per esempio, l’estasi di un incontro con il Cristo o con una Grande Anima, che appaiono durante la meditazione e dicono loro sorridendo: “Rallegrati. Stai facendo progressi. Sei un operatore eccellente e la verità ti sarà rivelata”, o qualche altra frase… Che cosa è realmente accaduto? Lo studente ha veramente visto il Cristo?

Dobbiamo qui ricordare l’assioma che “i pensieri sono cose” e che ogni pensiero prende forma… Il potere dell’immaginazione creativa è appena ai suoi inizi ed è possibile vedere proprio ciò che si desidera vedere, anche se non esiste affatto. Il desiderio di progredire e l’arduo sforzo hanno risvegliato o reso cosciente l’aspirante sul piano psichico, il piano della vana immaginazione, del desiderio e delle sue illusorie realizzazioni…

Il mondo dell’illusione pullula di queste forme pensiero, costruite attraverso le età dai pensieri amorevoli degli uomini. Chi medita, opera tramite la sua natura psichica (che per la maggioranza è la linea di minor resistenza), entra in contatto con una di esse, la crede reale e immagina che gli dica tutto ciò che vorrebbe udire… Tutti noi corriamo il rischio di illuderci proprio nello stesso modo quando cominciamo a meditare, se la mente che discrimina non sta in guardia, o se nutriamo aspirazioni segrete ad eccellere in senso spirituale, o soffriamo di un complesso d’inferiorità che va equilibrato…

Ciò che ogni studente di meditazione dovrebbe sempre tener presente è che tutta la conoscenza, tutti gli insegnamenti vengono trasmessi alla mente e al cervello dell’uomo dall’anima; è l’anima che ne illumina la vita. Gli Istruttori e i Maestri della razza operano tramite le anime… Primo dovere di ogni aspirante dovrebbe quindi essere l’esecuzione perfetta della meditazione, del servizio e della disciplina, e non il realizzare un contatto con una grande Anima. E’ meno interessante, ma lo protegge dall’illusione. Se farà così, gli effetti superiori verranno da sé.

Se gli apparisse un’entità superiore a dirgli delle banalità, egli dovrebbe usare lo stesso criterio che lo guida abitualmente nella vita comune se qualcuno gli dicesse: “Il tuo lavoro è molto importante, tu lo svolgi bene. Noi ti seguiamo e ne siamo informati, ecc., ecc”. Probabilmente ne riderebbe, senza interrompere ciò che sta facendo.

(Ibidem, pag. 243-48 ed. ingl.)

…Sembra che il primo mondo che l’aspirante incontri sia quello psichico, ossia dell’illusione. Anch’esso ha la sua utilità e penetrarvi è un’esperienza molto importante, purché avvenga sotto il segno dell’amore e del disinteresse personale, e purché ogni contatto sia vagliato dalla mente discriminante e dal comune buon senso… E’ bene notare quanto si vede e si ode per dimenticarlo fino al momento in cui non si cominci a vivere nel regno dell’anima; allora non interesserà più. ( Ibidem, pp. 253-54 ed. ingl.)

Scritti Ispirati

Un altro effetto della meditazione, frequente ai tempi nostri, è l’abbondare di scritti cosiddetti ispirati, che appaiono ovunque con grande scalpore… Emanano da fonti interiori diverse. Sono stranamente simili, mostrano uno spirito amabile e devoto, non dicono nulla di nuovo e si limitano a ripetere ciò che è già stato detto molte volte; sono pieni di affermazioni e di frasi che li ricollegano agli scritti dei mistici o all’insegnamento cristiano; contengono a volte profezie di avvenimenti futuri (si tratta di solito di predizioni terribili e raramente di carattere lieto)…

E’ giusto chiederci come sia possibile riconoscere le opere realmente ispirate del vero conoscitore, dalla quantità di scritti che oggi sommergono la mente del pubblico?

… Le opere veramente ispirate sono del tutto prive di riferimenti personali; in esse risuona la nota dell’amore e sono esenti da odio e pregiudizi razziali; esse trasmettono conoscenze precise e hanno un tono autorevole, perché fanno appello all’intuizione; rispondono alla legge delle corrispondenze e si inseriscono nella situazione del mondo; soprattutto, recano l’impronta della Saggezza Divina e conducono l’umanità in avanti…

I veri servitori della razza umana e coloro che sono giunti in contatto con il mondo dell’anima mediante la meditazione, non hanno tempo per le banalità;… non si curano dell’opinione di alcun essere, sia esso incarnato o disincarnato; cercano solo l’approvazione dell’anima e si interessano in modo vitale al lavoro pionieristico nel mondo. Non fanno nulla per alimentare odio, separazione o paura… Accendono la fiamma dell’amore ovunque vanno; insegnano la fratellanza in tutta la sua inclusività e non un sistema che la limiti a pochi e ne escluda gli altri.

Riconoscono tutti gli uomini come figli di Dio…; non considerano una razza migliore di un’altra, anche se riconoscono il piano evolutivo e il compito riservato ad ognuna di esse. In breve, lavorano a edificare il carattere degli uomini senza perdere tempo a demolire le personalità, o a curarsi delle conseguenze e degli effetti. Operano nel mondo delle cause ed enunciano principi.

(Ibidem, pag. 248-53 ed. ingl.)

Problemi di Iperstimolazione

Gli studenti si lamentano spesso di eccesso di stimolazione e di un tale aumento di energia che non riescono a dominare. Affermano che, quando tentano di meditare, hanno tendenza a piangere o ad essere indebitamente inquieti; vivono periodi di attività intensa in cui corrono qua e là servendo, parlando, scrivendo e lavorando… Altri accusano dolori alla testa ed emicranie che appaiono subito dopo la meditazione, o una fastidiosa vibrazione alla fronte o alla gola. Non riescono più a dormire bene come prima.

Sono infatti eccessivamente stimolati… Questi sono disturbi caratteristici del neofita della meditazione e devono essere considerati con ogni cura. In tal caso, trattati nel modo giusto, scompariranno ben presto, ma se trascurati potrebbero aggravarsi. L’aspirante serio e diligente, a questo stadio,… è tanto ansioso di impadronirsi della tecnica della meditazione, da non tener conto delle norme impartite… nonostante ogni avvertimento e qualsiasi cosa gli dica l’insegnante.

Invece di limitarsi allo schema di quindici minuti… l’aspirante cerca di forzare l’andatura giungendo fino a trenta minuti; invece di seguire fedelmente lo schema, congegnato in modo da non richiedere più di un quarto d’ora, tenta di prolungare la concentrazione il più possibile, dimenticando che a questo stadio deve solo imparare a “concentrarsi” e non a meditare. Finisce per cadere in un esaurimento nervoso o in preda all’insonnia, l’insegnante ne viene incolpato e la scienza è considerata pericolosa. Eppure la colpa è sempre soltanto di chi medita. Quando insorge qualcuno di questi disturbi iniziali, la pratica della meditazione deve essere temporaneamente sospesa o rallentata…

Nei tipi mentali, o nel caso di chi ha già una certa disposizione ad “accentrare la coscienza” nella testa, saranno le cellule cerebrali ad essere troppo stimolate e sorgeranno mal di testa, insonnia, senso di tensione, o fastidiose vibrazioni fra gli occhi o alla sommità del capo. A volte una luce accecante, come un lampo improvviso o una scarica elettrica, viene colta a occhi chiusi, sia al buio che alla luce.

In tal caso, la meditazione dovrà essere ridotta da quindici a cinque minuti, o praticata a giorni alterni, fino a che le cellule cerebrali non si siano adattate al nuovo ritmo e allo stimolo maggiore. Non è il caso di preoccuparsene, purché si usi un sano discernimento…

Nei tipi emotivi il disturbo è avvertito soprattutto nella regione del plesso solare. Lo studente diventa propenso all’irritazione, all’ansietà, all’agitazione e, specialmente nelle donne, si può trovare anche una disposizione a piangere facilmente. A volte si prova nausea, dato lo stretto rapporto fra la natura emotiva e lo stomaco, ciò che è dimostrato dalla frequenza del vomito nei casi di shock, di spavento, di emozioni violente. Valgano qui le stesse norme indicate per gli altri casi: buon senso e cautela nella meditazione, la cui durata deve essere ridotta.

Ipersensibilità

Potremmo accennare a un altro effetto dell’eccesso di stimolazione. Alcuni si accorgono di divenire ipersensibili. I loro sensi funzionano in modo più intenso e le loro reazioni sono più acute. Essi “assorbono” le condizioni fisiche o psichiche di coloro con cui vivono; si trovano “completamente aperti” ai pensieri e agli umori altrui.

La cura non consiste nel diminuire la durata della meditazione, che può essere proseguita secondo lo schema, ma nel rivolgere un interesse più mentale alla vita, al mondo del pensiero, a soggetti che tendono a sviluppare le facoltà mentali… Ciò si ottiene focalizzando l’attenzione sulla vita e sui suoi problemi. e con una intensa occupazione mentale... Uno sviluppo armonico è sempre necessario e il progresso nella vita dello spirito non deve essere disgiunto dalla preparazione della mente.

(Ibidem, pag. 254-57 ed. ingl.)

Stimolazione Sessuale

…Molte persone, specialmente uomini, trovano che la natura animale necessiti di attenzione quando intraprendono a meditare. Scoprono in sé desideri incontrollati, oltre che manifestazioni fisiologiche che procurano loro acuto sconforto e scoraggiamento. Si possono nutrire aspirazioni elevate e grandi impulsi per la vita spirituale, e al tempo stesso avere ancora alcuni aspetti della propria natura non dominati.

L’energia che affluisce durante la meditazione scorre attraverso tutto il meccanismo e stimola anche l’apparato sessuale. Il punto debole viene sempre scoperto e stimolato. La cura in questi casi può essere così riassunta: controllo del pensiero e trasmutazione.

Le dottrine orientali ci insegnano che l’energia, abitualmente impiegata per la vita sessuale, va elevata alla testa e alla gola, specialmente a quest’ultima, in quanto, come abbiamo detto, centro dell’opera creativa. Per esprimerlo in termini occidentali, ciò significa imparare a trasmutare l’energia destinata al processo procreativo o ai pensieri relativi al sesso, utilizzandola nell’azione creativa dello scrittore, dell’artista, o in un’attività di gruppo…

Trasmutare non significa certo la fine di un’attività, o cessare di funzionare su un piano di coscienza qualsiasi a beneficio di uno superiore. Significa utilizzare giustamente i vari aspetti dell’energia, ovunque il Sé ritenga vadano usati, per assecondare i fini evolutivi e collaborare al Piano…

Chi aspira alla vita dello spirito si conforma non solo alle leggi del regno spirituale, ma anche alle usanze legalizzate dei tempi in cui vive. Egli regola quindi la sua vita fisica di ogni giorno in modo che tutti riconoscano la moralità, la rettitudine e la purezza delle sue manifestazioni esteriori. Una famiglia fondata su un rapporto vero e felice fra uomo e donna, sulla fiducia reciproca, la collaborazione e la comprensione, e in cui siano accentuati i principi della vita spirituale, è uno dei più validi aiuti che si possano dare oggi al mondo.

(Ibidem, pag. 259-61 ed. ingl.)

Meditazione sui Centri

Sarà bene inoltre… accennare ai pericoli cui vanno incontro molti che rispondono al richiamo di quegli istruttori che propongono “sedute di sviluppo”. Si insegna loro a meditare su uno dei centri di energia, generalmente il plesso solare, a volte il cuore e, strano a dirsi, mai la testa.

Meditare su un centro si basa sulla legge secondo cui l’energia segue il pensiero e produce la diretta stimolazione di quel centro, con il conseguente manifestarsi delle reazioni particolari di cui quei centri focali, sparsi in tutto il corpo umano, sono responsabili. Poiché la maggioranza agisce soprattutto per mezzo delle energie riunite al disotto del diaframma (le energie sessuali ed emotive), tale stimolazione è pericolosissima.

In vista di ciò, perché correre rischi?… Perché non imparare a funzionare come l’uomo spirituale, da quel punto che in modo inconsueto è definito dagli scrittori orientali come “il trono fra le sopracciglia”, e da quel luogo elevato controllare tutti gli aspetti della natura inferiore e dirigere la vita giornaliera lungo le vie del Signore.

(Ibidem, pag. 261-62 ed. ingl.)

Necessità di Buon Senso

I pericoli della meditazione sono in gran parte insiti nelle nostre stesse virtù, e qui sta gran parte della difficoltà. Essi sono in larga misura i pericoli di una elevata concezione mentale che precorre la capacità dei veicoli inferiori, specialmente di quello fisico denso… la necessità assoluta, per lo studioso di occultismo, è di considerare un forte buon senso come una delle sue qualità basilari, non disgiunto da un felice senso delle proporzioni che induca la debita cautela e l’approssimazione del metodo necessario al bisogno immediato. Perciò, all’uomo che intraprenda senza esitazione il processo della meditazione occulta, direi con la massima concisione:

  1. Conosci te stesso;
  2. Procedi adagio e con cautela;
  3. Studia gli effetti;
  4. Coltiva la realizzazione che l’eternità è lunga e che ciò che è costruito lentamente dura per sempre;
  5. Aspira alla regolarità;
  6. Comprendi sempre che i veri effetti spirituali si devono notare nella vita exoterica di servizio;
  7. Ricorda anche che i fenomeni psichici non sono indice di successo nella pratica della meditazione.

Il mondo vedrà gli effetti, e sarà il miglior giudice dello stesso studente. Ma soprattutto lo saprà il Maestro, poiché i risultati sui livelli causali appariranno a Lui molto prima che l’uomo stesso sia conscio di qualsiasi progresso.

(Lettere sulla meditazione occulta, pag. 93-94 ed. ingl.)